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Coltivare il Paesaggio

Paesaggio, un patrimonio culturale frutto del lavoro dell’uomo

Di questi tempi si parla molto di Xylella, il cosiddetto killer dell’olivo che sta colpendo le campagna pugliesi. Un batterio, un superbatterio, un’invenzione? Di Xylella si è detto di tutto. Parole destinate alla dimenticanza. Tra non molto tutti si scorderanno di questa emergenza perché una nuova, più grave o forse solo più discussa, ne prenderà il posto.

Quello che rimarrà sarà un vuoto paesaggistico: decine, centinaia, migliaia di buche di espianto. Piante che hanno vissuto secoli di storia, magari alcune di loro avevano contribuito a rifornire le tavole della Roma imperiale.

Ettari di terreni spogli e oblio del paesaggio

E un pericolo all’orizzonte: l’oblio del paesaggio.
Una pratica diffusa, quest’ultima, il cui processo di sviluppo è semplice.
Si pensi agli infiniti nastri di asfalto di cui sono costellate alcune delle zone più fertili del nostro Paese, Pianura Padana in primis. “Là dove c’era l’erba” è stata costruita una nuova autostrada – dalla quale, sfrecciando in automobile, si poteva ancora in parte godere del paesaggio –; in seguito, lungo l’infrastruttura, sono sorti file di capannoni. Il gioco è fatto: il paesaggio non è più percepito e, nel breve volgere di alcuni anni, chi utilizza l’autostrada (ma anche gli abitanti del posto) si sarà dimenticato di quanto c’era prima.
Le frange urbane non sono sempre state così! Prima delle periferie sfilacciate, prima di quello che gli esperti chiamano sprawl urbano, c’erano terreni coltivati, spazi aperti dove compiere passeggiate a piedi, in bicicletta, a cavallo.

L’attività agricola è custode del paesaggio

L’attività agricola, a prescindere dai metodi di conduzione dei terreni e dalle tecniche di coltivazione adottate, è custode del paesaggio: sfalciare un prato, coltivare un cereale, sistemare un terreno a girapoggio per allevare una vite sono tutte attività di salvaguardia del territorio. Perché, è bene ricordarlo, il paesaggio è frutto esclusivo del lavoro dell’uomo: senza il suo continuo e costante intervento i campi ordinati, i versanti ondulati, le colline disegnate da filari di viti, i frutteti in fiore, gli oliveti salentini sarebbero presto soppiantati da un processo di colonizzazione – una successione secondaria per dirla con gli ecologi – che avrebbe come esito finale il rimboschimento disordinato e incontrollato: un bosco ecologicamente squilibrato, di certo non “bello” dal punto di vista paesaggistico.

È quindi opportuno sostenere l’attività agricola (anche per questo motivo ha ricevuto e riceve aiuti pubblici): l’agricoltore – e di riflesso tutto il settore agroalimentare che gli sta a valle – con la propria attività fornisce una serie di servizi di carattere ambientale e paesaggistico che non sono remunerati da parte del mercato. Chi compra una bottiglia di olio pugliese, paga il prodotto, difficilmente è disposto a pagare qualcosa in più per i “servizi extra”. Per questo è importante stimolare l’opinione pubblica a riscoprire l’attività agricola, guardandola con occhi nuovi, con gli occhi di chi vuole davvero capire quello che mangia e lo vuole capire osservando i terreni livellati ad arte, le piante potate, gli animali allevati, dialogando con gli agricoltori, veri custodi di un territorio spesso maltrattato.

Certo oggi la tendenza è un’altra: accendere il computer, navigare in una vetrina (virtuale), riempire un carrello (virtuale) di prodotti da ricevere comodamente a casa: ma cosa ha capito questo consumatore del prodotto (reale) che ha acquistato, cosa ha compreso del territorio dove è stato coltivato? Poco o nulla. Ecco perché dobbiamo continuare a coltivare il paesaggio, per tutelare un patrimonio storico, culturale, ambientale. Nella consapevolezza che non esistono paesaggi di scorta.

About the author

Enrico G. Agostoni: Nato a Milano nel 1986 dove si laurea in Scienze agrarie nel luglio 2011 con una tesi sperimentale sul controllo del microclima nelle aree verdi urbane. Da sempre appassionato di fotografia, nel 2012 diventa fotografo professionista, specializzandosi nella fotografia paesaggistica, in particolare urbana, sviluppando il tema del “confine”, ossia quella parte di territorio compresa tra città e mondo agricolo. Le sue fotografie sono usate da numerosi brand, quali Expo 2015, Booking.com, Amazon, TripAdvisor, Skyscanner.

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